La Quarta Era si racconta: Emanuele

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Nasce la rubrica “La Quarta Era si racconta”, un piccolo format che cerca di avvicinare La Quarta Era al pubblico, mostrando nel dettaglio chi sono i membri di questa fantastica associazione. Un’intervista mirata, cercando di inquadrare il cosplay e il mondo tolkieniano, rivelando come queste due passioni possano coesistere.
Ciao Emanuele, prima di iniziare l’intervista vera e propria, vuoi raccontarci qualcosa su di te?
Ciao, vivo a Treviso, una cittadina a circa 30Km da Venezia, sono programmatore in una piccola azienda, sposato con due figli che con me hanno mosso i loro passi nel mondo del cosplay.
Sono sempre stato appassionato di computer e giochi al computer, ricordo quando alle medie chiedevo in prestito lo zx spectrum (uno dei tanti rivali del commodore 64 a quell’epoca) per imparare a programmare. Ho sempre adorato i giochi online e appena sposato ho fatto installare una borchia isdn in casa per poter giocare a Ultima online con le prime connessioni internet; ricordo ancora quando a Daoc, su server americano, si organizzavano gli assedi che duravano 2 giorni interi. Mi piacevano molto le avventure testuali e grafiche (tutta la serie della LucasArts) ma anche i giochi offline di genere roleplaying fantasy. Ultimamente, come tanti altri, sono diventato un pantofolaio patito di serie tv che letteralmente divoro. Mi e’ sempre piaciuto leggere, specialmente quelle di genere fantasy, anche se sono molto selettivo nella scelta degli autori. Questo anno a Lucca sono riuscito a farmi fare l’autografo da B.Sanderson, autore che ha terminato la scrittura della saga di R. Jordan “La Ruota del tempo”, ma capace di scritti sia fantasy che di fantascienza molto originali. Oltre a seguire la direzione de La Quarta Era, collaboro con l’associazione culturale giapponese “Nipponbashi” che organizza un festival qui a Treviso, con mostre come quella di “Evangelion” e “L’attacco dei giganti” che sono state portate anche a Lucca. Ogni tanto insieme a mio figlio ci divertiamo con un gruppo di amici a giocare a D&D.
Come hai conosciuto il mondo del cosplay?
Per caso con mia moglie, circa 10 anni fa, c’imbattemmo (e strano a dirlo per motivi legati al suo lavoro) nel sito di Giorgia Vecchini, in arte Giorgia Cosplay e scoprimmo questo strano mondo fatto di cosplayers, band di cover dei cartoni animati e di raduni fieristici. Io e mia moglie, nati negli anni 70 e cresciuti a pane e Goldrake, abbiamo iniziato a frequentare i concerti di Giorgia e le “Canne di Sampei” che spesso accompagnavano le manifestazioni cosplay, maturando un’interesse sempre maggiore anche per questo mondo.
Ti ricordi quale è stato il primo cosplay che hai indossato e dove?
Se parliamo di pura e semplice creazione e interpretazione senza etichette beh devo pensare al 1984 a carnevale, quando mi creai il costume da acchiappafantasmi dell’allora appena uscito film “Ghostbusters”, con tanto di zaino con rumori (aspirapolvere vecchia e distruzione di quelle pistole con luci ed effetti sonori che andavano di moda all’epoca). Se vogliamo parlare di cosplay consapevole, allora Gloin e’ nato al Valecenter (un centro commerciale tra Treviso e Venezia) nel febbraio 2013. Decisi di “testare” il costume in un ambiente tranquillo prima di buttarmi in un mondo che fino ad allora avevo vissuto come spettatore.
Cosa vuol dire per te fare cosplay?
La prima motivazione che mi ha spinto a fare cosplay devo dire e’ stata una sorta di stima verso Giorgia Cosplay. Nei miei confronti e’ sempre stata una persona gentile e disponibile, nei limiti dei suoi tempi di personaggio pubblico; il voler fare cosplay, nella mia testa, era una sorta di omaggio a lei. Amo molto il poter creare oggetti e vestiti (anche se non mi ritengo minimamente all’altezza dei tanti che lo fanno) e sperimentare materiali nuovi nel farlo. Non nascondo che nel tempo abbia accresciuto un interesse narcisistico nell’essere fotografato e nel fatto che le mie interpretazioni piacciano, ma ho sempre adorato far divertire le persone e il tutto alla fine per me si riduce a questo.
Hai un personaggio in particolare al quale sei legato?
Beh inutile dirlo, Gloin.
 
Come hai conosciuto La Quarta Era?
Come associazione, sono uno dei fondatori e amministratori fin dalla nascita. Come gruppo di persone che facevano cosplay ispirato a Tolkien, direi da marzo 2013 circa. Fui introdotto nel gruppo da una persona incontrata al cartoomics quell’anno e partecipai al primo raduno a Modena nel maggio 2013.
Se non ricado nella domanda precedente, qual è stato il primo costume che hai indossato con La Quarta Era?
Gloin
Hai vissuto il passaggio da gruppo cosplay ad associazione, cosa è cambiato per te?
Sicuramente più lavoro da fare come amministratore, per il resto ho sempre cercato di dare il massimo sia prima che dopo nei vari raduni e fiere. In questo anno di associazione, devo dire, ho sentito da parte di molti membri la fatica di vivere questo passaggio, nel senso che molti sono stati catapultati da una realtà fatta di amicizie ed incontri del fine settimana ad una in cui ci sono più doveri e si deve acquisire una mentalità quasi aziendale; molti non sono riusciti ad accettare questa cosa fino in fondo. Io, per tanti fattori, uno dei quali e’ sicuramente l’età, ho vissuto meno questo legame con gli altri membri, anche se questo un po’ mi dispiace, e quindi mi sono adattato più facilmente a vivere la nuova situazione. Sicuramente, uno dei compiti di cui mi sento investito è quello di dare una mano a vivere il cambiamento, mediando tra queste due anime che rendono viva la nostra associazione e che spesso si trovano in contrapposizione.
Tra i tuoi personaggi tolkieniani ci sono Gloin, una guardia nanica e un goblin di Moria (ne manca qualcuno?). Quale tra questi costumi è stato il più difficile da realizzare? Quanto tempo e fatica è costato?
Diciamo Gloin, quando iniziai a crearlo il primo film non era uscito e quindi mi basai sulle poche foto che si trovavano su internet, ci vollero anni, un po’ perche’ sono lento e, dovendo lavorare, non ho molto tempo da dedicare ai cosplay un po’ per mancanza di informazioni. Per esempio i guanti, scoprii dopo che la versione che avevo fatto non era per niente quella del film e li rifeci in lattice creando uno stampo modellato sulle nuove e successive immagini. Ancora oggi nel mio costume c’è un’errore, nella cintura dietro, infatti ho scoperto rivedendo l’edizione in bluray che ci sono due acciarini bianchi che non ho mai fatto.
Cosa vuol dire per te essere un nano?
Interpretando Gloin, ho iniziato ad affezionarmi sempre di più a questa razza. Anche se già a D&D con gli amici o qualche volta nei videogiochi la sceglievo come avatar, solo con il cosplay ne ho fatto un vero punto di forza e qualcosa di cui andare fiero. Se penso a quanto spesso in gioventù soffrivo questo essere basso di statura e quanto oggi lo sottolinei con fierezza dico spesso che bisogna sempre essere contenti di ciò che si e’ fisicamente e caratterialmente perché la nostra unicità e’ il nostro miglior pregio.
Hai partecipato a molti eventi con l’associazione? Te ne è rimasto impresso qualcuno in particolare?
In positivo direi quello di quest’anno a Novara, il gruppo dei nani e’ stato fantastico anche nella difficoltà di un tempo non clemente. In negativo, direi Montefiorino, dove ho scoperto in maniera evidente di non amare le strade di montagna.
Ti trovi bene con l’associazione? Ha influenzato la tua vita in qualche modo?
Mi trovo molto bene, oltre agli eventi durante l’anno ci sono le riunioni settimanali in cui va organizzata la vita associativa. Le situazioni di cui mi faccio carico personalmente mi danno una grossa mano a crescere anche a livello personale e direi a smussare anche parti del mio carattere. Devo veramente ringraziare mia moglie che non solo sopporta le mie uscite durante l’anno ma anche si adatta con gli orari ai miei impegni serali delle riunioni. Diciamo che l’associazione non ha influenzato solo la mia vita ma anche tutta la famiglia. A livello personale, essendo ormai il membro piu’ anziano del direttivo, mi permetto anche di essere quello piu’ “rompiscatole” con domande e posizioni che seppure “scomode” sono dirette a quello che secondo me e’ il bene dell’associazione e finchè mi sopportano andrà sempre bene.
Hai in progetto nuovi cosplay?
Da tempo sto preparando il nano cattivo di Narnia, Ginarrbrik, il servitore della regina bianca. E poi un nuovo costume per la Quarta Era che sarà una sorpresa.
Hai una pagina facebook che vuoi pubblicizzare dove mostri i tuoi cosplay o pubblichi post inerenti ai tuoi hobbies o interessi?
Cercatemi su facebook su https://www.facebook.com/GloinCosplay
DOMANDA BONUS
Cambiando argomento ma rimanendo sempre in tema tolkieniano, sei un’appassionato delle opere letterarie di Tolkien? Ne hai una preferita?
Lessi il “Signore degli Anelli” a otto anni, credo una delle mie prime opere fantasy, ma chiaramente il posto nel mio cuore e’ tenuto da “Lo Hobbit” per evidenti motivi.
Crediti foto: Luca Veronesi, Marcella Fava

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